Oggi vi racconto finalmente come è andato il mio parto cesareo d’urgenza. Ho immaginato per mesi le ore di travaglio, le posizioni da adottare e il momento in cui mi avrebbero dato subito la mia creaturina in braccio. Sfortunatamente le cose non sono andare proprio così.

Nove mesi trascorsi senza nessun tipo di problema. Nessuna nausea, zero gonfiori, stanchezza o analisi sballate.

Tutto mi sembrava così semplice e naturale. Yoga pre-parto, passeggiate, mare, uscite con le amiche, feste e corso preparto.

Ogni giorno mi concedevo delle belle passeggiate al parco con Alessandro, abbiamo viaggiato fino a quando potevamo e volevamo. Siamo stati un mese al mare e ci siamo rilassati fino a quando, il 24 agosto, non mi hanno ricoverato e operato d’urgenza.

Il 23 agosto sono entrata nella 40esima settimana, io mi sentivo alla grande, la sera stessa siamo andati a cena fuori a casa di amici!

La mattina seguente mi sono svegliata con 38 di febbre, sono corsa in ospedale e in neanche mezz’ora mi sono ritrovata catapultata sotto ai ferri.

“Signorina dobbiamo praticare un cesareo d’urgenza. Suo figlio sta in sofferenza fetale. Ha i battiti troppo alti e ha la tachicardia, non può affrontare il travaglio.”

Queste sono state le parole del medico.

Difficile dirvi cosa ho provato in quel momento. Era come se non stesse capitando veramente a me: io, giovane, attiva, per nove mesi senza problemi dovevo sottopormi al cesareo?!

Non sapevo neanche a cosa stavo per andare incontro. In quel momento sono abbastanza certa di non aver pensato a nulla. Ho guardato Alessandro, forse con un’espressione allibita e piena di sgomento, poi mi sono girata verso i dottori e ho firmato il consenso per farmi tagliare. D’altronde o così o così, su questo il dottore era stato chiaro.

Trovo veramente esilarante il fatto che, fino al giorno prima, ciò che mi preoccupava (epidurale si o epidurale no) era una piccolezza di fronte a quello che avrei passato nei giorni a seguire.

Parto cesareo: l’operazione

L’operazione in sé dura veramente poco, in neanche 30 minuti ho sentito il mio piccolo Enea che veniva tirato fuori lasciandomi un vuoto strano in pancia. Ho provato l’ebrezza dell’epidurale, che mi ha lasciato vigile durante tutta l’operazione. Alessandro stava seduto vicino a me e mi accarezzava, mi parlava e io lo guardavo. Non avevo la forza di staccare gli occhi da lui. Intanto i dottori disquisivano sullo stato penoso della mia placenta infetta, la causa che ha comportato tutto questo.

Oggi 31 agosto è una settimana dall’intervento.

Una settimana di dolore estenuante, io stessa pensavo che partorire con il cesareo non fosse così doloroso e tragico ma non è proprio così.

A discapito di tutte quelle donne che sostengono con fermezza e a testa alta che il parto cesareo sia migliore io vi dico che:

Se volete partorire senza dolore, il taglio cesareo non fa per voi.

Sicuramente al momento della nascita non sentirete nulla, sarete anestetizzate dalla pancia in giù e l’unica sensazione sarà quella dei medici che trafficano nelle vostre budella.

Il problema del cesareo è il dopo e io che lo sto vivendo ora ve lo posso assicurare.

Il primo giorno lo passerete interamente a letto, avrete un comodo catetere infilato lì e una flebo di morfina attaccata al braccio (Ho benedetto la morfina in ogni singolo istante).

Il giorno dopo, in mattinata arriverà una simpatica ostetrica che vorrà farvi alzare per forza dal letto. Ho provato a rimandare, non fatelo, è inutile.

Ma prima, per rendere il tutto più tragicomico, vi leverà la morfina lasciandovi però il catetere pieno di una notte. Dopo 15 minuti buoni riuscirete ad alzarvi dal letto per sedervi in una sedia posta nei paraggi. Io avevo le lacrime agli occhi neanche avessi visto la morte in faccia.

Ricordo la sensazione di “strappo” agli addominali quando il mio piede, per scendere dal letto, ha toccato il suolo e quando mi sono dovuta mettere in piedi.

In questa settimana ho sto realizzando quanto usiamo gli addominali: basta un colpo di tosse o una risata per farti passare i 10 minuti successivi piegata in due dal dolore. Si ha l’impressione che gli addominali saltassero da una parte all’altra.

Per di più prendersi cura fisicamente e mentalmente di una creatura che devi ancora imparare a conoscere, che ha bisogno di te e avvertire dolore ad ogni movimento non è il massimo, per niente. Prenderlo in braccio, allattare, piegarsi verso la culla sono tutti movimenti che per le prime settimane andranno fatti a denti stretti!

Questo post è per tutte quelle mamme che, come me, hanno dovuto affrontare un parto cesareo d’urgenza, non programmato e per tutte quelle donne che si sono sentite dire “Aaah ma tu hai partorito con cesareo, non sai cosa vuol dire veramente farsi n° ore di travaglio, sei stata fortunata”. Fortunata di cosa?

Io accetto il mio parto cesareo d’urgenza, perché ora sennò non avrei Enea nella mia vita, ma riconosco che un parto cesareo non è una cosa naturale. In queste settimane sto imparando ad accettare il dolore e questo intervento come fine di un percorso e inizio di un altro.

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”Nessun linguaggio può esprimere il potere, la bellezza, l’eroismo dell’amore materno” (Edwin H. Chapin)